Archivio mensile:ottobre 2013

Sinergia tra Sibillini e Sirente Velino per aiutare il camoscio


Tratto da: Il Portale del Camoscio appenninico

camoscio

Per la prima volta un camoscio appenninico, proveniente dall’area faunistica di Bolognola (Macerata), sita nel Parco Nazionale del Monti Sibillini, è stato trasferito a sostegno e rafforzamento della nuova colonia (la quinta), che solo pochi mesi è stata fondata nel Parco Regionale del Sirente Velino.

L’individuo, un esempalre adulto di circa due anni e mezzo al quale è stato dato il nome di “Vettore”, è stato catturato grazie alla partecipazione dello staff tecnico del Parco Nazionale dei Sibillini , coadiuvato dal personale del Coordinamento Territoriale del Corpo Forestale dello Stato  di Visso, dall’Asur di Camerino e dall’Università di Perugia.

L’evento riveste una notevole iportanza per il fatto che per la prima volta, un camoscio nalto nel Parco dei Sibillini viene traferito in natura nel territorio di un altro Parco.

Annunci

Allevamenti bio-sostenibili per la fertilità del suolo


Comunicato Stampa CIA Lazio

yun_653

 

Al via l’iniziativa “Nutrire il suolo per nutrire il Pianeta” promossa da Cia e Anabio per promuovere la creazione di allevamenti zootecnici biologici e biodinamici, per garantire la produttività della terra e ridurre l’impiego di energie fossili. In Italia, 80 anni fa, si utilizzavano 100 milioni di quintali di fertilizzanti naturali e rinnovabili, oggi meno di 92 mila.

Letame contro petrolio. Su questa sfida si gioca la partita fondamentale per la fertilità del suolo. Da una parte la materia organica rinnovabile dall’altra la materia fossile che non è infinita. Per far vincere la prima, arginando così il fenomeno di desertificazione che erode oltre 10 milioni di ettari di terra arabile ogni anno, servono più animali nelle campagne allevati in modo sostenibile. In Italia, possono nascere almeno 15 mila “allevamenti bio” entro il 2020, incentivati da una domanda sempre crescente dei consumatori che aumentano in percentuali “a doppia cifra” di anno in anno. Lo hanno sostenuto Cia e Anabio (Associazione nazionale agricoltura biologica) nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa “Nutrire il suolo per nutrire il Pianeta” svoltasi oggi a Roma.

La natura -secondo Cia e Anabio- smonta da sola il paradigma che indica gli allevamenti quali forti responsabili dell’innalzamento delle emissioni di CO2. Al contrario, la zootecnia, praticata in modo sostenibile, contribuisce all’abbattimento dei volumi di anidride carbonica e favorisce la produttività della terra. A supporto di questa tesi giunge l’ultimo rapporto della Fao, che si concentra sullo specifico e indica nell’allevamento biologico o biodinamico la possibilità di abbattimento del 30 per cento dell’emissione di gas serra.

Insomma, sconfessando qualche eccessivo integralismo sull’argomento, che si stava facendo strada nell’immaginario collettivo, possiamo affermare come una bistecca e un bicchiere di latte non possano rappresentare la figura del “demone ambientale”.

Quindi -hanno sostenuto Cia e Anabio- è nostro dovere promuovere e favorire l’insediamento di nuovi allevamenti e la riconversione di quelli convenzionali, arrivando in breve tempo a raddoppiare l’attuale produzione “bio” nel nostro Paese. Infatti, a fronte di una domanda sempre crescente di carni, salumi, latte e formaggi (più 11 per cento nell’ultimo biennio) in Italia operano circa 7.700 aziende, ancora poche, seppur cresciute di oltre 1000 unità negli ultimi 24 mesi. Il raddoppio delle aziende sostenibili è tutt’altro che utopistico considerando che sulla Penisola, solo per il comparto dei bovini, sono presenti circa 120 mila allevamenti convenzionali.

Leggi il resto di questa voce

La Foca Monaca torna alle Egadi


Comunicato Stampa Ministero dell’Ambiente di maggio 2013

foca monaca

La foca monaca, uno degli animali più protetti al mondo, uno degli indicatori più sensibili
della qualità dell’ambiente, è tornata a vivere nei mari italiani, da dove la caccia e
l’inquinamento l’avevano fatta fuggire. I ricercatori dell’Ispra hanno cercato, scoperto,
fotografato e studiato una splendida femmina adulta che ha scelto come rifugio una grotta
sulla costa delle isole Egadi, in Sicilia al largo di Trapani.
L’animale non ha ancora un nome. Per questo motivo il ministero dell’Ambiente e il
sindaco di Favignana, Lucio Antinoro, che è anche il presidente dell’Area marina protetta
delle Eolie, lanceranno un concorso per i ragazzi: diamo un nome alla simpatica foca delle
Egadi.
Negli ultimi due anni, nell’area marina protetta delle isole Egadi, è stata condotta un’attività
di ricerca svolta dall’Ispra in collaborazione con l’ente gestore della riserva, per verificare,
documentare e raccogliere informazioni sugli avvistamenti di esemplari di foca monaca
(monachus monachus).
I primi risultati ottenuti dalla ricerca sono estremamente positivi. La conferma della
frequentazione e della permanenza nell’area di studio da parte di esemplari di questa
specie, anche se ridotta nel tempo e costituita da uno o pochi esemplari, riveste
particolare importanza: si tratta, infatti, di una delle specie a maggior rischio di estinzione
in tutto il Mediterraneo.
La foca monaca era scomparsa dall’arcipelago delle Egadi già da metà anni 70. Di questa
attività si è parlato oggi nel corso di una conferenza stArea marina protettaa al ministero
dell’Ambiente con il ministro Andrea Orlando. Sono intervenuti il presidente dell’Area
marina protetta, Antinoro, e la ricercatrice dell’Ispra Giulia Mo, che ha condotto l’attività
tecnico-scientifica assieme ad una squadra di ricercatori Ispra e collaboratori dell’Area
marina protetta.

“Questa giornata, che saluta il ritorno in Italia della specie marina simbolo del
Mediterraneo, è dedicata alla ricerca, alle aree marine protette e all’importanza della
tutela della biodiversità marina. Sono estremamente soddisfatto per i risultati raggiunti e
per la cautela e professionalità dimostrate nel trattare una specie così pericolosamente a
rischio estinzione”, ha commentato il ministro Andrea Orlando; “si tratta di uno
straordinario risultato per le Egadi, la riserva marina più grande d’Europa, e per tutto il
sistema delle aree marine protette italiane, un sistema che per numero di aree protette e
dimensioni di coste e fondali tutelati ci vede leader a livello continentale. Da oggi
possiamo dire con più autorevolezza che anche le azioni di conservazione dell’ambiente
marino ci vedono in posizioni di vertice. Lavoreremo, quindi, per consolidare la rete delle
Area marina protetta italiane. Il mio augurio è che questi studi e queste attività di
monitoraggio e tutela continuino ad essere condotti con crescente impegno e che si
diffondano sempre più i comportamenti rispettosi dell’ambiente marino, della foca monaca
e di tutte le altre specie. Solo così si riuscirà a salvaguardare quel patrimonio inestimabile
che è la biodiversità dei nostri mari”

Ancora un altro orso muore nel Parco Nazionale d’Abruzzo


orso-800

Comunicato Stampa di Stefano Orlandini  Presidente Salviamo l’Orso

L’ennesima perdita di un’esemplare femmina di orso marsicano investita da un’auto  in area limitrofa al Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise ripropone ancora una volta il problema della conservazione del mammifero terrestre più raro della fauna italiana e dell’intero sistema delle aree protette dell’ Appennino centrale.  Abbiamo  spesso  messo in guardia il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e  le Istituzioni preposte del pericolo che incombeva, in generale su tutta la fauna selvatica, ma in particolare sull’orso lungo numerosi tratti della viabilità che attraversa il Parco stesso e nell’areale della specie. Nel Maggio 2011 un’orsa, ancora accompagnata da 3 cuccioli da svezzare, veniva travolta ed uccisa sul rettilineo della SR 83 “Marsicana” alle porte di Pescasseroli, poi il 25 Aprile di quest’anno  era l’autostrada A24 Roma – L’Aquila all’altezza del casello di Tornimparte a fare un’altra vittima, un giovane maschio, ed infine ieri è toccato  purtroppo nuovamente ad un’altra femmina.

Quale iniziative hanno intrapreso dal Maggio 2011 ad oggi le competenti Autorità, vale a dire il PNALM, il Ministero dell’Ambiente (MATTM), la Regione Abruzzo,  la Provincia dell’Aquila e la  Società Strada dei Parchi ? Purtroppo poco o nulla. Hanno pianto lacrime di coccodrillo, hanno rilasciato le solite “preoccupate” dichiarazioni, hanno tentato di mettere in programma alcune azioni e poi hanno lasciato cadere il tutto nel nulla. Cosa ha prodotto l’incontro del Commissario del PNALM Rossi con i rappresentanti della Società Strada dei Parchi  o lo studio degli esperti dell’Università di Pescara di cui lo stesso Commissario aveva riferito alla stampa ? Niente….tutto ciò non ha prodotto alcuna azione concreta se non il posizionamento di alcuni microscopici cartelli lungo la circumlacuale di Scanno dove un’altro orso era già stato investito  fortunatamente senza ulteriori conseguenze.

Del resto come potremmo essere sorpresi  noi,  che  seguendo  l’attività del PNALM giornalmente da 3 anni a questa parte abbiamo visto ben pochi problemi affrontati in modo adeguato, criticità risolte, provvedimenti implementati. E Mai una volta che si sia venuti a conoscenza della causa accertata della morte di un orso.

Eppure non sarebbe stato difficile, né dal costo proibitivo provare a far qualcosa  tanto che  noi di Salviamo l’Orso, un piccolo gruppo di appassionati, osservando come il problema degli attraversamenti della fauna è affrontato in paesi più civili del nostro e affidandosi ad un paio di esperti,  ha prima studiato le aree che risultavano essere più a rischio e poi una volta individuato un particolare tratto di strada ha prodotto uno studio di mitigazione del rischio e raccolto i  fondi per eseguire l’intervento. Ora  tutto è pronto per iniziare i lavori, ma siamo costretti ad attendere ancora  poiché alcuni Enti tardano a concedere le ultime autorizzazioni … potenza della burocrazia pubblica italiana che non solo non fa ciò che deve  ma complica la vita  anche a chi vuol fare !

Del resto anche nei luoghi dell’ultimo investimento l’unico intervento mitigante fu effettuato anni fa dalla Riserva del WWF “Gole del Sagittario”, come pure dalla Riserva del Monte Genzana, a testimonianza dell’imperdonabile disinteresse mostrato dagli Enti pubblici verso un problema grave e ben conosciuto.

Il Ministro dell’Ambiente Orlando ha dichiarato di voler capire cosa non funziona nella tutela dell’orso marsicano dopo aver sollecitato tutti gli Enti interessati: semplice l’orso marsicano non è una priorità per questi signori !

Intanto ancora una volta un pezzo di quel fragile patrimonio genetico dell’orso marsicano è andato perduto per sempre …

Montesilvano, 25 ottobre 2013

salviamolorso_logo_trans

Green Art a Montreal


ArchiLady Menabò

montreal sculture verdi (7)

di Valentina Giannicchi

Foto da Repubblica

montreal sculture verdi (2)

Donne con uccelli mitologici, tartarughe marine in pianoforti a coda, canoe, serpenti, cavalli, struzzi,  pavoni e scimmie. Animali di tutti i tipi e immaginari vari che rendono questo parco uno spazio fiabesco.

montreal sculture verdi (6)

Un progetto che nasce dal lavoro di ben 200 artisti. Realizzato a Montreal, in occasione del concorso di giardinaggio ”Mosaicultures International”. Sono presenti 40 installazioni naturali.

montreal sculture verdi (5)

Come riporta Repubblica: “Il tema  dell’edizione 2013 è ‘terra di speranza’ e l’obiettivo, ampiamente raggiunto secondo giura e pubblico, è esaltare il suono e l’armonia della natura  attraverso disegni, mosaici e forme”

montreal sculture verdi (3)

View original post 84 altre parole

Il foliage del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise


ArchiLady Menabò

di Violante

Dal Canada all’Abruzzo: lo spettacolo del foliage è qui!

Il Parco Nazionale d’Abruzzo fu istituito il 25 novembre 1921 con il nobile scopo di mettere a riparo dalla totale distruzione di alcune razze di animali e di alcune specie di piante. Il parco è stato spesso paragonato ad uno “scrigno pieno di gioielli, di rarità, di bellezze naturali”. Immagine poetica e veritiera anche se vi si scontrarono i Sanniti e i Marsi.

Oggi il viaggiatore fortunato può incontrare orsi, lupi, camosci, cervi, aquile. Tra le bellezze naturali dello scrigno bisogna aggiungere i boschi.

La flora del Parco conta 1141 specie diverse di fiori e arbusti, fra cui i rari Iris Marsica e l’orchidea Scarzetta di venere. 1372 conifere tra cui la rarità Locineraxylosteum Melanocarpa, 19 tipi di licheni e 14 di muschio. Un poeta scrisse che “le foreste dell’Abruzzo riempiono l’animo di dolce meraviglia. Dovunque sono dense e…

View original post 63 altre parole

Nati due lupi nel Parco Nazionale di Lazio, Abruzzo e Molise


ArchiLady Menabò

di Valentina Giannicchi

Civitella Alfdena Foto tratta da www.parcoabruzzo.it

Civitella Alfdena Foto tratta da http://www.parcoabruzzo.it

Mi trovo proprio nel Parco in questi giorni e apprendo da Repubblica che a Civitella Alfdena (dove sono passata proprio questa mattina andando a fare un ottimo shopping a Castel di Sagro da Pescasseroli) sono nati ben due cuccioletti di lupo!

lupi abruzzo parco

La notizia è molto importante perché come cita Repubblica: “Questo è un evento eccezionale perché nel Parco non avveniva una nascita dagli anni Novanta, da quando cioè un’ epidemia aveva ucciso il branco di lupi che abitava l’area.” (area faunistica di Civitella Alfdena n.d.r.)

View original post 33 altre parole

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: