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21 novembre: Giornata nazionale degli alberi


Comunicato Stampa Ministero dell’Ambiente

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Per ricordare la Giornata nazionale degli alberi, che quest’anno è dedicata alle radici sia come elemento fondamentale contro il dissesto idrogeologico sia come richiamo alle origini comuni, il ministero dell’Ambiente organizza per giovedì 21 novembre un convegno a Roma, al parco dell’Appia antica (via Appia 42), dal titolo “Alberi in città: alle radici del futuro. Prospettive di sviluppo degli spazi verdi urbani in Italia”.

Il convegno sarà aperto, alle ore 9, dall’assessore all’ambiente di Roma capitale Estella Marino e dal direttore del Parco regionale dell’Appia antica Maria Cristina Vecchi. Il segretario generale del ministero dell’Ambiente, Antonio Agostini, presenterà la seconda edizione del concorso nazionale per le scuole “Albero maestro”, mentre gli aspetti economici, normativi, ambientali e sanitari della legge 10/2013 saranno affrontati tra gli altri dal presidente dell’Ispra Bernardo De Bernardinis, dal presidente della Commissione ambiente della Camera Ermete Realacci e dal presidente del comitato per lo sviluppo per il verde pubblico Massimiliano Atelli. Del ruolo degli enti territoriali parleranno il capo del Corpo forestale dello Stato Cesare Patrone e Roberto Della Seta.

Dalle ore 14.30 in poi si discuterà sul tema “Dal condominio alla città: progettare e gestire il verde per la sostenibilità urbana”. Le conclusioni di questa sessione pomeridiana – moderata dal portavoce del ministro dell’Ambiente, Jacopo Giliberto – sono affidate a Mario Tozzi, commissario straordinario dell’ente parco regionale dell’Appia antica.

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366 nuove piantine all’Isola dei Conigli


Comunicato Stampa di Legambiente

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Domenica 3 novembre a Lampedusa, nella Riserva naturale orientale dell’isola dei Conigli gestita da Legambiente, nascerà il “Giardino dell’accoglienza”. Per ricordare le vittime del naufragio del 3 ottobre scorso proprio davanti alla costa, a un mese esatto dalla tragedia, il Comune di Lampedusa e Linosa in collaborazione con Legambiente organizzerà una celebrazione, accompagnata dai rintocchi di una campana nautica: l’accensione di 366 lumini e la messa a dimora di altrettante piantine.

All’iniziativa sono state invitate tutte le realtà che partecipano ai soccorsi e all’accoglienza dei migranti e gli ospiti del Centro di soccorso e prima accoglienza.

“Pianteremo piccoli arbusti – dice il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza che domenica sarà a Lampedusa per partecipare alla commemorazione – per ricordare i naufraghi del 3 ottobre e tutti gli altri migranti scomparsi in mare, una strage silenziosa dai numeri impressionanti.  Domenica saranno messe a dimora le prime 50 piantine nell’area protetta e nei giorni successivi proseguiremo con la piantumazione delle altre 316 fino a creare il Giardino della memoria.

La riserva naturale che Legambiente gestisce a Lampedusa – prosegue Cogliati Dezza – è per l’isola un presidio di bellezza, un modello di gestione ben riuscita di salvaguardia del territorio e rappresenta la maggior attrazione turistica dell’isola. Per questo abbiamo ritenuto importante creare proprio qui un piccolo bosco, un luogo vivo e destinato a crescere, che rammenti a tutti l’indiscutibile necessità del rispetto dei diritti umani. Lampedusa deve essere una terra d’accoglienza e non di morte. Ci aspettiamo al più presto, dall’Italia e dall’Europa, un cambiamento definitivo e reale delle politiche di accoglienza, che metta al primo posto la salvaguardia della vita umana”.

Legambiente ha aderito inoltre al “Comitato 3 ottobre”, nato all’indomani della tragedia consumatasi al largo delle coste di Lampedusa, che si pone come obiettivo l’istituzione il 3 ottobre di ogni anno della “Giornata della Memoria e dell’Accoglienza” per ricordare tutti i migranti morti nel tentativo di fuggire da persecuzioni, dittature, guerre e miseria, nonché tutti gli uomini che per salvarli mettono a rischio la propria vita.

Un impegno per la sostenibilità del mare


Comunicato stampa dal Ministero dell’Ambiente
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Una politica coordinata di tutela del mare, inteso come habitat naturale ma inteso anche come risorsa economica per sviluppare una crescita sostenibile. È questo l’obiettivo che il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, ha illustrato stamattina a Roma durante un incontro con le direzioni marittime e con il vertice del Corpo delle capitanerie e della Guardia costiera. “Lo stato di salute del mare deve tornare al centro delle politiche e della programmazione”, ha osservato il ministro.

Il tema della sostenibilità, ha aggiunto Orlando, “non deve essere pensato come un freno allo sviluppo e alla crescita, ma al contrario deve essere il progetto di uno sviluppo diverso. In questo modo stiamo ragionando in Europa e in Italia sul concetto della blue economy, della blue growth strategy, la crescita che fa perno attorno al mare”.

La strategia di crescita blu – ricorda il ministro – è il progetto di un insieme di politiche, promosse dall’Unione Europea, per incentivare le attività economiche legate al sistema mare, e a promuovere la crescita sostenibile nel rispetto dell’ambiente marino e della biodiversità. Ricorda il ministro che “le attività economiche che dipendono dal mare impiegano circa 5,4 milioni di persone in Europa e generano un valore aggiunto lordo di quasi 500 miliardi di euro l’anno. Ma stiamo ragionando sul tema dello sviluppo sostenibile sul mare anche con un gruppo di Paesi mediterranei, con i quali darci un obiettivo comune e condiviso. Per esempio, per evitare lo spostamento dei costi ambientali e il dumping ambientale sull’altra sponda del Mediterraneo”.

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Le top foto della settimana


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Sinergia tra Sibillini e Sirente Velino per aiutare il camoscio


Tratto da: Il Portale del Camoscio appenninico

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Per la prima volta un camoscio appenninico, proveniente dall’area faunistica di Bolognola (Macerata), sita nel Parco Nazionale del Monti Sibillini, è stato trasferito a sostegno e rafforzamento della nuova colonia (la quinta), che solo pochi mesi è stata fondata nel Parco Regionale del Sirente Velino.

L’individuo, un esempalre adulto di circa due anni e mezzo al quale è stato dato il nome di “Vettore”, è stato catturato grazie alla partecipazione dello staff tecnico del Parco Nazionale dei Sibillini , coadiuvato dal personale del Coordinamento Territoriale del Corpo Forestale dello Stato  di Visso, dall’Asur di Camerino e dall’Università di Perugia.

L’evento riveste una notevole iportanza per il fatto che per la prima volta, un camoscio nalto nel Parco dei Sibillini viene traferito in natura nel territorio di un altro Parco.

Allevamenti bio-sostenibili per la fertilità del suolo


Comunicato Stampa CIA Lazio

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Al via l’iniziativa “Nutrire il suolo per nutrire il Pianeta” promossa da Cia e Anabio per promuovere la creazione di allevamenti zootecnici biologici e biodinamici, per garantire la produttività della terra e ridurre l’impiego di energie fossili. In Italia, 80 anni fa, si utilizzavano 100 milioni di quintali di fertilizzanti naturali e rinnovabili, oggi meno di 92 mila.

Letame contro petrolio. Su questa sfida si gioca la partita fondamentale per la fertilità del suolo. Da una parte la materia organica rinnovabile dall’altra la materia fossile che non è infinita. Per far vincere la prima, arginando così il fenomeno di desertificazione che erode oltre 10 milioni di ettari di terra arabile ogni anno, servono più animali nelle campagne allevati in modo sostenibile. In Italia, possono nascere almeno 15 mila “allevamenti bio” entro il 2020, incentivati da una domanda sempre crescente dei consumatori che aumentano in percentuali “a doppia cifra” di anno in anno. Lo hanno sostenuto Cia e Anabio (Associazione nazionale agricoltura biologica) nel corso della conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa “Nutrire il suolo per nutrire il Pianeta” svoltasi oggi a Roma.

La natura -secondo Cia e Anabio- smonta da sola il paradigma che indica gli allevamenti quali forti responsabili dell’innalzamento delle emissioni di CO2. Al contrario, la zootecnia, praticata in modo sostenibile, contribuisce all’abbattimento dei volumi di anidride carbonica e favorisce la produttività della terra. A supporto di questa tesi giunge l’ultimo rapporto della Fao, che si concentra sullo specifico e indica nell’allevamento biologico o biodinamico la possibilità di abbattimento del 30 per cento dell’emissione di gas serra.

Insomma, sconfessando qualche eccessivo integralismo sull’argomento, che si stava facendo strada nell’immaginario collettivo, possiamo affermare come una bistecca e un bicchiere di latte non possano rappresentare la figura del “demone ambientale”.

Quindi -hanno sostenuto Cia e Anabio- è nostro dovere promuovere e favorire l’insediamento di nuovi allevamenti e la riconversione di quelli convenzionali, arrivando in breve tempo a raddoppiare l’attuale produzione “bio” nel nostro Paese. Infatti, a fronte di una domanda sempre crescente di carni, salumi, latte e formaggi (più 11 per cento nell’ultimo biennio) in Italia operano circa 7.700 aziende, ancora poche, seppur cresciute di oltre 1000 unità negli ultimi 24 mesi. Il raddoppio delle aziende sostenibili è tutt’altro che utopistico considerando che sulla Penisola, solo per il comparto dei bovini, sono presenti circa 120 mila allevamenti convenzionali.

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La Foca Monaca torna alle Egadi


Comunicato Stampa Ministero dell’Ambiente di maggio 2013

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La foca monaca, uno degli animali più protetti al mondo, uno degli indicatori più sensibili
della qualità dell’ambiente, è tornata a vivere nei mari italiani, da dove la caccia e
l’inquinamento l’avevano fatta fuggire. I ricercatori dell’Ispra hanno cercato, scoperto,
fotografato e studiato una splendida femmina adulta che ha scelto come rifugio una grotta
sulla costa delle isole Egadi, in Sicilia al largo di Trapani.
L’animale non ha ancora un nome. Per questo motivo il ministero dell’Ambiente e il
sindaco di Favignana, Lucio Antinoro, che è anche il presidente dell’Area marina protetta
delle Eolie, lanceranno un concorso per i ragazzi: diamo un nome alla simpatica foca delle
Egadi.
Negli ultimi due anni, nell’area marina protetta delle isole Egadi, è stata condotta un’attività
di ricerca svolta dall’Ispra in collaborazione con l’ente gestore della riserva, per verificare,
documentare e raccogliere informazioni sugli avvistamenti di esemplari di foca monaca
(monachus monachus).
I primi risultati ottenuti dalla ricerca sono estremamente positivi. La conferma della
frequentazione e della permanenza nell’area di studio da parte di esemplari di questa
specie, anche se ridotta nel tempo e costituita da uno o pochi esemplari, riveste
particolare importanza: si tratta, infatti, di una delle specie a maggior rischio di estinzione
in tutto il Mediterraneo.
La foca monaca era scomparsa dall’arcipelago delle Egadi già da metà anni 70. Di questa
attività si è parlato oggi nel corso di una conferenza stArea marina protettaa al ministero
dell’Ambiente con il ministro Andrea Orlando. Sono intervenuti il presidente dell’Area
marina protetta, Antinoro, e la ricercatrice dell’Ispra Giulia Mo, che ha condotto l’attività
tecnico-scientifica assieme ad una squadra di ricercatori Ispra e collaboratori dell’Area
marina protetta.

“Questa giornata, che saluta il ritorno in Italia della specie marina simbolo del
Mediterraneo, è dedicata alla ricerca, alle aree marine protette e all’importanza della
tutela della biodiversità marina. Sono estremamente soddisfatto per i risultati raggiunti e
per la cautela e professionalità dimostrate nel trattare una specie così pericolosamente a
rischio estinzione”, ha commentato il ministro Andrea Orlando; “si tratta di uno
straordinario risultato per le Egadi, la riserva marina più grande d’Europa, e per tutto il
sistema delle aree marine protette italiane, un sistema che per numero di aree protette e
dimensioni di coste e fondali tutelati ci vede leader a livello continentale. Da oggi
possiamo dire con più autorevolezza che anche le azioni di conservazione dell’ambiente
marino ci vedono in posizioni di vertice. Lavoreremo, quindi, per consolidare la rete delle
Area marina protetta italiane. Il mio augurio è che questi studi e queste attività di
monitoraggio e tutela continuino ad essere condotti con crescente impegno e che si
diffondano sempre più i comportamenti rispettosi dell’ambiente marino, della foca monaca
e di tutte le altre specie. Solo così si riuscirà a salvaguardare quel patrimonio inestimabile
che è la biodiversità dei nostri mari”

Ancora un altro orso muore nel Parco Nazionale d’Abruzzo


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Comunicato Stampa di Stefano Orlandini  Presidente Salviamo l’Orso

L’ennesima perdita di un’esemplare femmina di orso marsicano investita da un’auto  in area limitrofa al Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise ripropone ancora una volta il problema della conservazione del mammifero terrestre più raro della fauna italiana e dell’intero sistema delle aree protette dell’ Appennino centrale.  Abbiamo  spesso  messo in guardia il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise e  le Istituzioni preposte del pericolo che incombeva, in generale su tutta la fauna selvatica, ma in particolare sull’orso lungo numerosi tratti della viabilità che attraversa il Parco stesso e nell’areale della specie. Nel Maggio 2011 un’orsa, ancora accompagnata da 3 cuccioli da svezzare, veniva travolta ed uccisa sul rettilineo della SR 83 “Marsicana” alle porte di Pescasseroli, poi il 25 Aprile di quest’anno  era l’autostrada A24 Roma – L’Aquila all’altezza del casello di Tornimparte a fare un’altra vittima, un giovane maschio, ed infine ieri è toccato  purtroppo nuovamente ad un’altra femmina.

Quale iniziative hanno intrapreso dal Maggio 2011 ad oggi le competenti Autorità, vale a dire il PNALM, il Ministero dell’Ambiente (MATTM), la Regione Abruzzo,  la Provincia dell’Aquila e la  Società Strada dei Parchi ? Purtroppo poco o nulla. Hanno pianto lacrime di coccodrillo, hanno rilasciato le solite “preoccupate” dichiarazioni, hanno tentato di mettere in programma alcune azioni e poi hanno lasciato cadere il tutto nel nulla. Cosa ha prodotto l’incontro del Commissario del PNALM Rossi con i rappresentanti della Società Strada dei Parchi  o lo studio degli esperti dell’Università di Pescara di cui lo stesso Commissario aveva riferito alla stampa ? Niente….tutto ciò non ha prodotto alcuna azione concreta se non il posizionamento di alcuni microscopici cartelli lungo la circumlacuale di Scanno dove un’altro orso era già stato investito  fortunatamente senza ulteriori conseguenze.

Del resto come potremmo essere sorpresi  noi,  che  seguendo  l’attività del PNALM giornalmente da 3 anni a questa parte abbiamo visto ben pochi problemi affrontati in modo adeguato, criticità risolte, provvedimenti implementati. E Mai una volta che si sia venuti a conoscenza della causa accertata della morte di un orso.

Eppure non sarebbe stato difficile, né dal costo proibitivo provare a far qualcosa  tanto che  noi di Salviamo l’Orso, un piccolo gruppo di appassionati, osservando come il problema degli attraversamenti della fauna è affrontato in paesi più civili del nostro e affidandosi ad un paio di esperti,  ha prima studiato le aree che risultavano essere più a rischio e poi una volta individuato un particolare tratto di strada ha prodotto uno studio di mitigazione del rischio e raccolto i  fondi per eseguire l’intervento. Ora  tutto è pronto per iniziare i lavori, ma siamo costretti ad attendere ancora  poiché alcuni Enti tardano a concedere le ultime autorizzazioni … potenza della burocrazia pubblica italiana che non solo non fa ciò che deve  ma complica la vita  anche a chi vuol fare !

Del resto anche nei luoghi dell’ultimo investimento l’unico intervento mitigante fu effettuato anni fa dalla Riserva del WWF “Gole del Sagittario”, come pure dalla Riserva del Monte Genzana, a testimonianza dell’imperdonabile disinteresse mostrato dagli Enti pubblici verso un problema grave e ben conosciuto.

Il Ministro dell’Ambiente Orlando ha dichiarato di voler capire cosa non funziona nella tutela dell’orso marsicano dopo aver sollecitato tutti gli Enti interessati: semplice l’orso marsicano non è una priorità per questi signori !

Intanto ancora una volta un pezzo di quel fragile patrimonio genetico dell’orso marsicano è andato perduto per sempre …

Montesilvano, 25 ottobre 2013

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